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Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro



Novita'   28 giugno 2004


     Il testo seguente rappresenta la QUARTA delle Dispense del "Corso PER RICERCATORI" neo-laureati, di qualsiasi disciplina. La prima sua edizione si terrà in Firenze, appena si sarà raggiunto il numero di 15 aspiranti frequentatori. La prima edizione di questo Corso, configurato in incontri settimanali, per la durata di 6 mesi, sarà a titolo gratuito. La data d'inizio del corso, il giorno della settimana e l'orario saranno fissati in un incontro preliminare, nel quale sarà anche illustrato il programma di massima e saranno accettate le iscrizioni dei frequentatori, il che non comporterà per loro alcun impegno, se non quello morale di far sì che il corso risulti fruttuoso (nella pratica, essi non dovranno apporre alcuna firma).

      Si prega di segnalare la propria volontà di partecipare all'incontro preliminare, indicando i dati necessari (cognome, nome, tipo di laurea, recapito), il giorno e l'ora preferiti per tale incontro. Lo scrivente, autore delle dispense, propone la scelta: "sabato, ore 15", ma terrà conto delle indicazioni in tal senso, da inviare al seguente recapito:

Acquaro Alberto - via Claudio Monteverdi, 82 - 50144 Firenze
tel.: +39 055/ 094.62.97 - E-mail : acquaro@dante2000.it

      Il testo della Dispensa potrà essere "scaricato" gratuitamente, con un Clic sull'apposito comando a fine pagina.

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AGLI ASPIRANTI RICERCATORI    -    DISPENSA 4


QUALCHE RIFLESSIONE SULLE CAPACITA’ DELLA MENTE Firenze 25 giugno 2004


     Allo scopo di dar maggiore chiarezza ai nostri discorsi sul software, è utile riflettere un attimo sulle capacità della nostra mente. Che ciò sia utile, si desume dalla seguente circostanza: se provassimo a domandare a non addetti ai lavori una qualche definizione della locuzione “persona geniale”, la risposta più frequente sarebbe: “Una persona è geniale quando è dotata di eccezionale intelligenza” (provare per credere). Una tale risposta fa comprendere che l’accezione comune dei termini "intelligenza” e "genialità” non è aderente alla realtà. Una conferma di ciò, del resto, può essere desunta dalla consultazione della maggior parte dei dizionari.
Gli addetti ai lavori, cioè quanti si occupano delle funzioni mentali, e, fra questi, i progettisti di software, sanno che l’intelligenza e la genialità sono espressioni differenti della capacità mentale, corrispondenti a funzioni, non solamente distinte, ma, sotto certi aspetti, addirittura in opposizione.

     Come abbiamo già detto, per capire, in questo caso, non ci aiuta la consultazione di un dizionario, ma, piuttosto, l’etimologia dei termini stessi.
L’ “intelligenza” si riferisce alla capacità della nostra mente di trovare “legami logici tra fenomeni osservati”. Da un insieme di tali legami, essa è indotta a trarre determinate conclusioni, di carattere più generale, schemi che serviranno a guidare il nostro adattamento all’ambiente e, quindi, nostre opportune azioni. In altri termini, l’intelligenza produce un “processo tipicamente di analisi”, induttivo, che conduce dal particolare al generale.
La “genialità” consiste, invece, nel possesso da parte della mente di alcuni “schemi già pronti all’uso”, schemi che noi, attraverso un’inconsapevole operazione di confronto, possiamo ritrovare nel caos dei fenomeni. In un certo senso, si tratta di un “procedere per immagini”, di un tipico “processo di sintesi”, deduttivo, che conduce dal generale al particolare.

     A partire da quanto detto, precisiamo ora alcuni aspetti e, in particolare, in quale senso dicevamo che l’intelligenza e la genialità hanno caratteristiche opposte.
Entrambe le capacità sono sempre presenti nelle nostre menti, con caratteristiche differenti sotto l’aspetto sia qualitativo che quantitativo, per cui sarà il caso di parlare di “tipi di intelligenza” e di “tratti di genialità”. Vediamone ora le differenze.
Il frutto dell’ intelligenza è l’insieme di processi sempre consapevoli, faticosi e relativamente lenti, in quanto richiedono una grande mole di elaborazioni;    il frutto della genialità, al contrario, consiste in processi inconsapevoli, per nulla gravosi, estremamente rapidi e, quindi, fortemente gratificanti.
Le due capacità, nella nostra mente, trovano attuazioni praticamente simultanee e conducono a risultati della stessa natura;   per questo motivo noi, comunemente, siamo portati a confonderle.

     Volendo forzare il confronto tra quanto accade nella nostra mente e il funzionamento dei sistemi di elaborazione elettronica da noi creati, viene da pensare che, in un software ben strutturato funzionalmente, capita spesso che “routine” di uso frequente sono inserite in apposite librerie, per essere all’occorrenza richiamate. In tal modo, alla scrittura del software relativo a quelle “routine”, possiamo sostituire una semplice chiamata. Addirittura, nei casi di funzioni molto ricorrenti, noi registriamo il software corrispondente nell’ hardware, ottenendo, così, tempi di funzionamento enormemente più brevi e un impiego ottimale delle risorse.
Questo è un ulteriore esempio di come il nuovo punto di osservazione, offertoci dalla rivoluzione culturale in atto, ci consenta di comprendere meglio i fenomeni naturali. Una persona con forti tratti di genialità ha, pre-registrate nel proprio cervello, importanti routine di elaborazione o, se si preferisce, schemi logici già pronti all’uso;   in un “istante” può, cioè, conseguire risultati che, in assenza di quegli schemi pre-registrati, comporterebbero una lunga serie di elaborazioni, affetta da una forte alea di errori e da altissimi tempi di esecuzione.

     Dal punto di vista dell’evoluzione della specie, ogni risultato di un individuo ha valore, se esso può essere in qualche modo comunicato ad altri individui. Avvenendo tale comunicazione tramite l’intelligenza, ne consegue che una intuizione geniale, non supportata dalla intelligenza necessaria a divulgarla, risulta ininfluente ai fini evolutivi. In altri termini, l’evoluzione è premiata e premia, solamente nel caso di individui nei quali esista un rapporto sufficientemente armonico tra tratti di genialità e intelligenza.
Vediamo un po’ cosa può accadere nei casi in cui tale armonia non esista. Consideriamo prima una estrema prevalenza dell’intelligenza sui tratti di genialità: abbiamo individui che sanno parlare molto bene, ma non hanno nulla da dire; essi costituiscono una vera zavorra per l’umanità, particolarmente dannosa quando essi usano la propria intelligenza per ingannare il prossimo (i famosi furbi). Il loro giusto castigo (anche non volendo pensare alla plausibile ipotesi di una possibile sopravvivenza dell’anima) è nel fatto che, togliendo il disturbo, non saranno rimpianti e non vivranno nella memoria di alcuno.
Sempre pensando alla vita terrena, gli “anomali” del primo tipo sono, però, di gran lunga più fortunati di coloro nei quali i tratti di genialità prevalgono in modo anomalo sulla intelligenza. Questi individui sono a forte rischio, in quanto l’impossibilità di comunicare ad altri loro intuizioni, che sentono importanti, può condurre a forme di doloroso isolamento e, quindi, di depressione; nei casi estremi, a vere e proprie patologie, classificate dalla medicina tradizionale fra i casi di follia o di autismo. Proprio studi recenti hanno evidenziato significative frequenze di autisti con evidenti tratti di genialità e un basso quoziente di intelligenza. Per questi sfortunati, a nostro avviso, risulta di grandissimo aiuto, ad ogni età, un buon rapporto affettivo, almeno con i parenti.
Fra gli “anomali” del secondo tipo, una categoria particolarmente a rischio è quella degli artisti di grande valore; il pensiero va, naturalmente, a molti ben noti esempi. Ci piace pensare che simili ingiustizie della natura, che appare, a volte, matrigna, possano essere ripagate in altra sede.

     Le persone nelle quali forti tratti di genialità si accompagnano ad una adeguata intelligenza, che consente di comunicare le loro intuizioni, riescono a trovare un equilibrio sufficiente ad evitare di sconfinare in forme di vera patologia. Tuttavia, esse costituiscono un’anomalia statistica e, di conseguenza, possono avere comportamenti e stili di vita anomali. Capita spesso che queste persone presentino, anche se in forma appena accennata, alcuni sintomi tipici dell’autismo. Il loro istinto li porta a isolarsi, non per necessità, ma per scelta, e la loro solitudine non la soffrono, ma la godono. Le intuizioni, alle quali sono abituati, offrono loro tali gratificazioni, da rendere, per confronto, le relazioni con il prossimo notevolmente pesanti, alle volte insopportabili. Queste persone, con il passare degli anni, provano, sempre di più, una sensazione di estraneità a questo nostro mondo e sono portate a pensare alla morte come ad una forma di liberazione da uno stato di cattività.



IL DISEGNO E IL PERCORSO DELLA NOSTRA EVOLUZIONE                  Firenze 26 giugno 2004


     Quanto sinora esposto ci consente di giungere a un punto cruciale del nostro discorso: nel mosaico dei fatti sperimentali, possiamo intravedere un disegno coerente in sé e con i fatti stessi? Le esistenze di individui con forti tratti di genialità e adeguata intelligenza per comunicare le loro intuizioni, hanno una precisa funzione nella evoluzione della nostra specie? Evidenziamo alcuni punti in precedenza trattati. Si diceva che, per ogni sistema informativo, condizione necessaria ad una sua evoluzione positiva, nel senso che la sua vita si mantenga e/o sia portata a livelli superiori, è che al sistema stesso sia fornita intelligenza dall’esterno. Inoltre, è stato detto che, ove si voglia che tale sistema conservi un proprio grado di autonomia, occorre che esso sia in armonia con il suo ambiente. A tal proposito, è da osservare che tale armonia può o, forse, deve essere conseguita in due modi: mediante auto-modificazioni del sistema stesso, miranti all’adattamento al suo ambiente, oppure mediante modificazioni sull’ambiente, miranti al medesimo scopo.

     Ebbene, considerando questi due fattori, entrambi necessari alla nostra evoluzione, sembra che questi siano garantiti proprio dall’esistenza di quelle persone, dotate di forti tratti di genialità e di adeguata intelligenza. La legge e le modalità con le quali tali capacità sono assegnate a particolari persone, almeno per il momento, sono al di là delle nostre capacità di comprensione, quindi, come sempre ci capita in tali casi, le attribuiamo al caso. Comunque, a prescindere da ciò, possiamo comprendere che la Natura si serve di tale meccanismo per fornirci, in continuazione, “piccoli spunti di realtà”, “pillole di nuova intelligenza”. Tale nuova intelligenza deve essere di livello adeguato allo stadio di evoluzione conseguito; inoltre, la dose somministrata deve essere abbastanza bassa, da consentire che essa possa essere assimilata, maturata, attraverso i lenti e faticosi passi dell’intelligenza, da una sufficiente parte degli individui; in altri termini, che si aggiunga al bagaglio culturale delle future generazioni. Questi sono i fattori che condizionano i tempi della nostra evoluzione.

     Quanto esposto ci fornisce lo spunto per qualche osservazione.    Innanzi tutto, sembrerebbe che il concetto di “onnipotenza” sia solamente uno dei frutti della nostra fantasia, di una reazione emotiva alla sgradevole sensazione della nostra limitatezza; in altre parole, noi non sopportiamo l’idea che non esista almeno un essere onnipotente, al quale poter far ricorso. Nella natura che possiamo osservare ci capita di rilevare moltissimi “errori” e l’elenco di essi non avrebbe limiti; quanti esempi di crudeltà, di cui non riusciamo a cogliere l’utilità!   Volendo conciliare tali eventi con la credenza che esista un essere onnipotente e infallibile, completiamo il quadro antropomorfo della nostra fantasia nei modi più disparati:     attribuendo ad esso moti di sadismo;     definendo la natura “matrigna”;      attribuendogli la volontà di metterci alla prova, in una sorta di “quiz a premi”;      etc. …     Sono tutte assunzioni arbitrarie, miranti, di volta in volta, ad accreditare particolari tesi, finalizzate a scopi generalmente poco nobili.
A proposito di errori della natura, si pensi ai casi, anche se rari, documentati dalla storia, di “grandi geni” che intuirono con eccessivo anticipo aspetti della realtà, alla conoscenza dei quali l’uomo giunse, per altre vie, magari dopo secoli. Ebbene, noi pensiamo che tali casi siano da classificare fra gli errori possibili commessi dai nostri ottimi progettisti. Perché pensare che la sicura e inutile infelicità procurata a quei poveretti, sia il risultato di un loro atto di puro sadismo? E perché non pensare, molto più semplicemente, che sia stato un loro errore di valutazione? Sempre a tal proposito, ci viene anche in mente che il concetto di errore meriterebbe certamente una considerazione molto più attenta, se si pensa che esso costituisce un autentico mattone nel divenire della natura. Ma, ad evitare di uscir fuori tema, volgiamo subito ad altro la nostra attenzione.

     A questo punto, riflettiamo un attimo sul delicato e decisivo compito degli uomini in grado di far da traino alla nostra evoluzione. Dal momento e nella misura in cui essi acquisiranno consapevolezza di tale possibilità, la loro vita cambierà sotto diversi aspetti. Per prima cosa, essi saranno naturalmente portati ad acquisire una grande umiltà: è proprio quella consapevolezza a far loro “sentire” la inumana grandezza del Progetto, del quale sanno di essere semplici pedine; essi sono portati a intuire tale grandezza anche nelle espressioni più comuni della natura, figuriamoci in un essere umano, anche il meno dotato. Ovviamente, il compito di cui si sentono investiti, diviene l’unico vero scopo della loro vita e, alla fine di ogni giornata, trovano pace solamente se sanno di aver fatto qualcosa per raggiungere il loro fine.
Per far giungere a destinazione i messaggi in loro possesso, essi devono dar fondo a tutta la loro intelligenza e abilità nel trattare i destinatari, per nulla pronti a riceverli. Spesso sono costretti a ricorrere a tutta la furbizia di cui son capaci;    sì, progettano inganni a favore dei destinatari inconsapevoli. E’ come se noi, al solo scopo di dire una cosa a una donna distratta, usassimo le più raffinate armi di seduzione per catturare la sua attenzione. Lavoro sporco? Mai come in questo caso, sarebbe giusto dire che il fine giustifica i mezzi.

     Per concludere, ci domandiamo, relativamente alla funzione appena descritta, quali novità possa comportare la rivoluzione culturale in atto. Le particolari possibilità offerte dal nuovo punto di osservazione, che accresce a dismisura la possibilità di acquisire sempre nuove consapevolezze, servirà a rendere sempre più efficace l’azione di quella benedetta milizia.


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NOTA : Le parti seguenti delle presenti dispense saranno rese disponibili, sempre gratuitamente, al capitolo "Novità" del sito www.dante2000.it .  
( Alberto Acquaro )


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