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Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


Argomenti trattati nei capitoli del De Vulgari Eloquientia

 

DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.I - Indica l' oggetto del trattato: la lingua volgare è di utilità generale perché naturale; il latino, invece, ha regole complesse e quindi non è alla portata di tutti.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.II - Il volgare è il naturale modo di comunicare dell'uomo; la parola serve solamente all'uomo: gli angeli si conoscono a priori, gli animali non hanno pensieri da comunicare.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.III - Gli uomini, per comunicare l'un l'altro, hanno bisogno della parola, che comporta la ragione (si trasmettono concetti) e i sensi, come veicolo per la trasmissione.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.IV - Sull'origine del parlare, Dante pensa che non fu Eva a parlare per prima (Genesi), ma Adamo, rispondendo a Dio, che, onnipotente, trasmise alcune parole alla sua creatura.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.V - Si tratta del dono della parola, di Dio ad Adamo, dono certamente gratuito in quanto non utile a Dio; circa il luogo in cui fu fatto tale dono, Dante non scioglie il dubbio.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.VI - Dio donò subito anche la "forma" del linguaggio ("grammatica"), l'ebraico, comune a tutti i popoli solamente sino alla edificazione della torre di Babele.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.VII - A causa della nefasta scelleratezza del genere umano, la lingua sacra fu riservata solamente ai discendenti di Sem, figlio di Noè, vale a dire al popolo d'Israele.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.VIII - Dopo Babele, i diversi popoli, evolvendosi, generarono diverse lingue volgari. Da un particolare volgare se ne generarono tre: in Provenza, in Francia e in Italia.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.IX - Si spiega la funzione utile della lingua comune alle tre lingue ("oc"/"oil"/"sì"), il latino, che con la sua stabilità consente di trasmettere la cultura classica.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.X - A loro volta le tre lingue volgari ("oc"/"oil"/"sì") hanno subito la differenzazione in dialetti; in particolare, la regione italiana ne conta almeno quattordici.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XI - Alla nascita di un volgare italiano concorreranno i più adeguati dei tanti dialetti italici. Procedendo per esclusione, sono prima individuati i dialetti improponibili.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XII - Sono consi- derati il dialetto siciliano e il pugliese; entrambi eleganti nelle loro espres- sioni migliori, ma non privi di difetti in alcune loro espressioni popolari.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XIII - I dialetti toscani, nonostante qualche voce degna, non possono proporsi ad esempio di volgare illustre, né il genovese, a causa dell'eccessivo uso della lettera "z".
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XIV - Oltre Appennino, i dialetti romagnoli, sono troppo femminei; il bresciano, il veronese, il vicentino e il padovano troppo aspri; anche il veneziano è evitare.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XV - Forse, fra i dialetti italiani, il più equilibrato, tra la dolcezza e l'asprezza, è quello bolognese, pur non potendo coincidere con l'auspicato volgare illustre italiano.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XVI - Dopo la inutile caccia al particolare dialetto da eleggere a volgare italiano illustre, si conclude che esso debba nascere da un sapiente compendio di tutti i dialetti.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XVII - Dante dice cosa comporti l'attributo "illustre", assegnato all'auspicato volgare ita- liano; esso deve essere adatto a far risplendere le opere degne degli Italiani.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XVIII - Il nostro auspicabile volgare "illustre" dovrà essere anche "cardinale", in quanto cardine di quelli municipali. Esso sarebbe altresì da definirsi "regale" e "curiale".
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Primus - Cap.XIX - Il nostro volgare illustre, cardinale, regale e curiale, sarà il volgare italiano. Nei seguenti libri (Dante si ferma al II) sarà esposta la dottrina di tale volgare.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.I - Il volgare illustre italiano sarà per la poesia e poi per la prosa; sarà, inoltre, "conve- niente" che esso sia adottato da uomini dotati di ingegno e di grande sapere.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.II - Il volgare illustre deve combinarsi a temi adeguatamente alti: la sopravvivenza per l'ani- ma vegetativa; l'amore per l'anima sensitiva; la virtù per l'anima razionale.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.III - Come il volgare più illustre deve combinarsi agli ingegni più alti e ai temi più nobili, così vada con la forma letteraria più alta: per la poesia, quella della canzone.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.IV - In poesia vanno distinti tre stili: il tragico, il comico, l'elegiaco; al tragico devono corrispondere: alto ingegno, alti temi, lingua illustre e forma della canzone.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.V - Circa la natura dei versi, esclusi i parisillabi (più rozzi), l'endecasillabo appare il migliore per la sua capacità di accogliere concetti, costrutti e vocaboli.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.VI - Al di là della sua natura, il verso dovrebbe presentare un costrutto "sapido", "leggia- dro", "eccelso". Dante cita, come esempi, versi di numerosi autori illustri.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.VII - Si tratta delle caratteristiche dei vocaboli adatti al volgare illustre e di quelli da evitare, in funzione del suono, della lunghezza in sillabe e dell'accento.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.VIII - Si dice cosa si debba intendere con il termine "canzone". La canzone per eccellenza è una unione in stile tragico di stanze uguali, ispirate ad un unico pensiero.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.IX - Dalla breve trattazione della "stanza" deriva la definizione: è una struttura di versi e di sillabe con una melodia determinata e stabilita, che si ripete in una canzone.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.X Tratta della melodia che accompagna una canzone. Essa può anche essere composta da più frasi melodiche (più spesso due), separate da una "diesis" (stacco).
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.XI - La tecnica di composizione di una canzone è nella "disposizione", cioè nella tessitura metrica della stanza e nelle relazioni intercorrenti tra le sue rime.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.XII - Tratta della tessitura metrica della stanza. Tre versi hanno frequenze maggiori: l'endecasillabo (adatto allo stile tragico), il settenario e il quinario.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.XIII - Si dice delle relazioni esistenti tra le rime nella stanza. Nei casi intermedi, tra assenza di rima e sua costanza, è detto ciò che è da evitare nello stile aulico.
DE VULGARI ELOQUENTIA - Liber Secundus - Cap.XIV - In questo ultimo capitolo (non secondo l'iniziale intendimento di Dante) si accenna alla ampiezza delle stanze di una canzone in funzione del tema da trattare.

 

 

 

 


   


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