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Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


DIVULGAZIONE DELLA DIVINA COMMEDIA

 

COMMENTI ALLA DIVINA COMMEDIA NEL SECOLO XIV

I commenti totali o parziali del sec. XIV testimoniano come attorno alla Divina Commedia ci sia stato subito un intenso fiorire di studi, non accompagnati, purtroppo, da un impegno altrettanto intenso nella individuazione e nella difesa del testo originale.
Per ognuno dei Commenti nel seguito citati è riportata la presumibile data di composizione.

"CHIOSE alla CANTICA dell'INFERNO di DANTE ALIGHIERI" (1322) da Jacopo Alighieri - Una prima edizione (Firenze, C/o Baracchi, 1848) fu realizzata da Lord Vernon; una seconda da G. Piccini (Firenze, 1915).

"IL COMMENTO DANTESCO" di Graziolo de' Bambaglioli (1324) - Una prima edizione fu a cura di Lord Vernon (Firenze, Baracchi, 1848). Una seconda edizione è a cura di A. Fiammazzo, Savona 1915.

"CHIOSE ANONIME alla I CANTICA della D.C. di un CONTEMPORANEO del POETA" (1321-1337) - Prima pubblicazione, edita da Francesco Selmi, per il sesto centenario della nascita di Dante (Torino, Stamperia Reale,1865).

"COMMEDIA DI DANTE DEGLI ALLAGHERII" col commento di Jacopo della Lana (1237) - fu edito a cura di L. Scarabelli (Bologna, 1866-1867) ed ebbe una larghissima diffusione.

"L'OTTIMO COMMENTO DELLA DIVINA COMMEDIA" (1337-1343) - edito a cura di A. Torri (Pisa, 1827-29); a tale edizione ne seguirono altre.

"PETRI ALLEGHERII super DANTIS ipsius genitoris COMOEDIAM COMMENTARIUM ..." (1340-41 - 1355) editum consilio et sumptibus G.G. Vernon curante V. Nannucci (Florentiae, 1846).

"COMMENTO ALL'INFERNO" di Guido da Pisa (1348-1350).

"ESPOSIZIONI SOPRA LA COMEDIA DI DANTE" di Giovanni Boccaccio (1373-1374) - vi furono diverse edizioni, a partire da quella a cura di A.M. Salnini a Firen- ze, sino a quella curata da G. Padoan (Milano, 1965).

"COMMENTUM SUPER DANTIS ALDIGHERII COMOEDIAM" di Benvenuti de Rambaldis di Imola (1375) - edito da J. Ph. Lacaita, Firenze 1887.

"COMMENTO di FRANCESCO da BUTI sopra la D.C. di DANTE ALIGHIERI" (1385) - fu edito a cura di C. Giannini (Pisa, 1858-1862).

"CHIOSE SOPRA DANTE" (dette del falso Boccaccio) - edito a cura di Lord Vernon (Firenze, 1846).

"COMMENTO ALLA DIVINA COMMEDIA" di anonimo fiorentino del sec. XIV (ultimi anni del 1300) - edito a cura di P.Fanfani (Bologna, 1866-74).


PRIME STAMPE DELLA DIVINA COMMEDIA - SEC XV

A seguito dell'anno 1450, al quale si data l'invenzione della stampa, comunemen- te attribuita a Gutenberg, si ebbero le prime stamperie a Magonza, Barbenga e Strasburgo e, quindi, la prima stamperia italiana a Subiaco, presso il monastero di Santa Scolastica, per opera di due tedeschi, Corrado Schweinheim e Arnoldo Pannartz; questo accadde attorno al 1465 e dovettero passare ben sette anni prima che maturasse l'idea di dare alle stampe il poema di Dante. Tale circostanza è una conferma di come le risorse umane siano state sempre rivolte a finalità di ordine pratico e solamente in seconda istanza a finalità di ordine ideale. Nello stesso anno (1472) ebbero la luce tre edizioni: a Foligno ad opera di Giovanni Numeister ed Emiliano Orfini, a Jesi per Federico Veronesi e a Mantova per Giorgio e Paolo Teutonici. Quella di Foligno si ritiene comunemente l' "edizione principe", sia in quanto è la prima (11 aprile) sia per la eleganza tipografica e l'eccellenza del testo.
La quarta edizione ebbe la luce a Napoli nel 1474 ad opera di Sisto Riessinger, a cura del giureconsulto Francesco del Tuppo, ma non fu altro che una ripetine di quella di Foligno. La quinta e la sesta edizione furono realizzate, sempre da Francesco del Tuppo nel 1475(?) e nel 1477.
E' da sottolineare che nella seguente parte del XV secolo, nonostante l'affermarsi dell'umanesino, con il suo disdegno per il mondo medioevale di Dante, la Divina Commedia ebbe ben 16 successive edizioni; tale circostanza evidenzia come nonostante tutto l'opera di Dante si affermasse con forza nell'intera Penisola. Particolare riguardo merita l' EDIZIONE FIORENTINA DEL 1481, stampata da Nicolò di Lorenzo della Magna. Tale straordinaria edizione, fu ispirata e voluta dalla Signoria in un periodo in cui Firenze era divenuta il centro della lettura di Dante e degli studi sulla Commedia. L'edizione, con illustrazioni, nella prima cantica, impresse da Baccio Baldini, su disegni del Botticelli, contiene per la prima volta il famoso commento di Cristoforo Landino, allora titolare per la lettura di Dante nello Studio fiorentino. Il commento è preceduto da un "Proemio", da una "Vita di Dante" e da una "Apologia" di Dante e di Firenze. Al foglio XV ha inizio il poema con le seguenti parole:
"Canto Primo della Prima Cantica o vero / Comedia del divino Poeta Fiorentino / Dante Alighieri". E' qui, nella stampa del 1481, che l'epiteto di "divino" assume il carattere di riconoscimento ufficiale da parte di Firenze.
Un esemplare magnifico della edizione del 1481, tutto in pergamena e ornato di borchie e piastre d'argento (attualmente conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze) fu presentato solennemente dal Landino alla Signoria, intendendo con questo che "per mani di quel Magistrato ch'era supremo nella repubblica, il Poeta fosse dopo lungo esilio restituito alla patria".
Una copia della edizione del 1481 appartenne a Michelangelo, il quale era un profondo conoscitore del poema e un grande ammiratore di Dante, il cui spirito pervade il miracolo del suo "Giudizio Universale".


DANTE NEL SECOLO XVI

Il Cinquecento segnò la fase rinascimentale e fu il secolo massimamente influen- zato dal Petrarca, ma, purtroppo, fu anche il secolo di una diffusa incomprensione della poesia dantesca. Nonostante ciò, non mancano acuti intepreti di Dante, come il Gelli e il Varchi, e grandi ammiratori, come Michelangelo, Bramante, Raffaello e Giulio II. In questo secolo sono editi, a Venezia due vasti commenti alla Divina Commedia: nel 1544 ad opera di Alessandro Vellutello e nel 1568 ad opera di Bernardino Daniello.
Nel Cinquecento abbiamo 40 edizioni del Poema e, per la prima volta, la stampa delle opere minori (11 edizioni). Tra le citate 40 edizioni, vanno segnalate: Edizione del 1502 - curata da Pietro Bembo, sulla base del codice Vaticano 3199, fu stampata in piccolo formato da Aldo Manunzio a Venezia e fu il prototipo di innumerevoli edizioni posteriori;
Edizione del 1515 - seconda edizione aldina, dedicata a Vittoria Colonna; una copia di essa fu in possesso di Luca Martini, il quale la utilizzò per trascrivervi le varianti del codice del 1330 oggi disperso; Edizione del 1555 - stampata a Venezia da Gabriel Giolito de Ferrari, curata da Luduvico Dolce, porta per la prima volta il titolo "Divina Commedia", in seguito consacrato dai secoli.
Edizione del 1595 - edita da Manzani e curata dagli accademici della Crusca, costituì per oltre duecento anni la base della "vulgata"; in essa è detto che "della nostra favella questo divin poema è la miglior parte".


DANTE NEL SECOLO XVII

Il Seicento è il secolo della maggiore incomprensione, se non avversione, nei confronti della Divina Commedia, come anche della "Monarchia". Eccezioni a tale atteggiamento sono costituite dall'Ubaldini, il Giannone, il Gravina e il Magalotti, i quali anticiparono la rivalutazione posteriore dell'opera di Dante. Nel corso del secolo abbiamo solamente tre edizioni della Divina Commedia: nel 1613 a Vicenza, nel 1629 a Padova e sempre nel 1629 a Venezia.


DANTE NEL SECOLO XVIII

Dopo il periodo quasi di avversione nei confronti di Dante per l'intero Seicento, nel Settecento, dopo una fase contrastata, abbiamo una significativa ripresa degli studi della sua opera. S'inizia con la "Difesa di Dante" di Gaspare Gozzi quindi abbiamo i commenti del Venturi e del Lombardi, le ricerche sulla "Vita di Dante" del Pelli e quelle del veronese Giovanni Jacopo Dionisi. Su tutti, però, si eleva il Vico che forse rappresenta il primo critico degno di Dante, il primo che sa cogliere adeguatamente, oltre agli aspetti razionali della sua opera, anche la forza della sua fantasia commossa e del sentimento. Anche l'Alfieri sa cogliere l'anima eroica di Dante e vede nella sua opera il segreto della grande poesia. Nel secolo XVIII si contano trentadue edizioni della Commedia, tra le quali spicca quella dell'editore Zatta di Venezia (1758), che costituisce la prima edizione integrale delle opere di Dante. Abbiamo anche edizioni fuori d'Italia, come quella di Lipsia nel 1755, di Parigi nel 1768, di Norimberga nel 1781 e di Berlino nel 1788.


DANTE NEL SECOLO XIX

L'Ottocento è il secolo della completa valutazione della Divina Commedia. Sulla scia dell'Alfieri, esprimono tutta la loro ammirazione il Monti, il Foscolo e il Leopardi. Il Foscolo pubblica a Londra il "Parallelo fra Dante e il Petrarca" nel 1823 e il "Discorso sul testo della Divina Commedia" nel 1825. Tali studi sono presupposto dell'edizione della Crusca del 1837 e alimentano il culto di Dante in Italia durante il Risorgimento e il vivo interesse per la sua opera in tutte le nazioni europee. Un grande contributo è poi dato da Niccolò Tommaseo con i suoi "Nuovi studi su Dante" e con la sua edizione della Commedia nel centenario della nascita del Poeta. Tale fervore di studi continua per l'intero secolo, sino al grande contributo del De Sanctis, il quale, nei suoi studi, si ricollega al Foscolo e al Vico. Nel corso del secolo si oltrepassano le 400 edizioni e si hanno le traduzioni della Commedia in tutte le lingue.

 

 

 

 


   


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