Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro

Corrispondenza interessante


Firenze, 13 giugno 2001

Egregio Direttore
Direttore de "l'UnitÓ"
Furio Colombo
Via dei Due Macelli 23/13
00187 Roma

                     Egregio Direttore,

            sono un ex attivista dei D.S., che ultimamente, con disperata luciditÓ, ha votato per i Verdi.
La ragione della mia dolorosa decisione (che sono convinto sia stata largamente condivisa) sta nella constatazione della attuale assoluta incapacitÓ dei D.S. di uscire dalla evidente crisi. A mio avviso, tale situazione si Ŕ generata, essenzialmente, per una delle seguenti cause oppure, probabilmente, per entrambe :

a. Un deficit di intelligenza politica ;
b. Una diabolica presunzione, riscontrabile a tutti i livelli, da quello delle Sezioni a quello della dirigen- za nazionale. Tale atteggiamento mentale porta alla convinzione di comprendere sempre tutto e quindi di non aver alcun bisogno di ascoltare la gente.

In tempi certamente non sospetti, esattamente al tempo del "caso Di Bella", che, rammenterÓ, ebbe una durevole e profonda risonanza nazionale, avevo previsto che questa vicenda avrebbe portato ad un grave insuccesso elettorale dei D.S. .
Come mai le brillanti menti dei nostri intellettuali di sinistra non riescono a liberarsi dalle complesse alchimie politiche e a comprendere che spesso la realtÓ Ŕ meno complicata di quanto possiamo immaginare? Come mai si Ŕ tentati di pensare che la deludente risposta della gente agli incontestabili successi del governo di centro-sinistra dipenda dalla incapacitÓ di comprensione delle masse? Per caso, si vorrebbe mettere in dubbio la validitÓ del regime democratico? No, Ŕ invece probabile che la risposta a tali interrogativi sia nelle sensazioni che io ho provato in occasione del "caso Di Bella"; e le mie sensazioni sono state condivise da diverse centinaia di migliaia, forse da milioni di persone, se si tengono in conto i risultati dei sondaggi realizzati all'epoca. La stragrande maggioranza dei cittadini era solidale con il prof. Di Bella. Ma, i comuni cittadini erano in grado di esprimere giudizi su fatti di natura scientifica? Ovviamente no, ma erano certamente in grado di mettere a fuoco una situazione di per sÚ molto chiara :     da un lato una persona onesta che non mirava ad interessi economici o di potere e dall'altro la folta schiera di accademici, che traggono grandissimi frutti dall'attuale stato del settore. Riesce ad immaginare un quadro che meglio possa suscitare forti emozioni nella gente di buoni sentimenti? Ŕ un quadretto da favola.
Qual Ŕ stata la posizione del Governo? Il ministro Bindi assunse quale consigliere personale uno degli accademici in questione. Quale Ŕ stata la posizione dei D.S.? Ipocritamente "neutrale". Nella realtÓ, si ritenne opportuno disinteressarsi di quanto accadeva per non contrariare un settore che, tradizionalmente (io non concordo affatto), si pensa "di sinistra".
Sono d'accordo, nella massa troviamo molti sprovveduti, ma anche moltissime persone in grado di capire quella semplice situazione e, giustamente, non disposte a perdonare tanta insensibilitÓ , relativamente ad un tema che tocca tutti profondamente; non disposte, soprattutto, a perdonare a persone sulle quali contavamo per veder realizzato il nostro atavico desiderio di buon costume politico. Toccato dalla vicenda, ho denunciato le mie preoccupazioni a livello locale. Inascoltato, ho scritto una lettera a D'Alema (allego copia di una sua minuta, unitamente a quella della sua cortese e vuota risposta); questo prima della storica ed inimmaginabile(?) sconfitta di Bologna. Attendevo dai D.S. un qualunque segnale che mi restituisse speranza.
Il segnale, definitivo, Ŕ giunto in occasione delle prime risultanze delle indagini della Procura di Torino sulla "sperimentazione Di Bella": nessun mezzo di comunicazione "di sinistra" ha avuto la minima reazione; il caso Ŕ stato immediatamente trasferito a Firenze ed archiviato.
Siete ancora convinti che il sottoscritto e la impressionante marea di persone che non hanno pi¨ votato i D.S. siano degli sprovveduti o degli affetti da labilitÓ mentale?
Mi rendo conto di quanto possa esser difficile per persone oneste, che vedono nella loro onestÓ il carattere distintivo rispetto a tutti gli altri, ammettere un loro peccato di omissione, moralmente condannabile, ma, purtroppo, sono certo che questa sia l'unica strada praticabile per recuperare il proprio elettorato: un atto di vero coraggio.

                                          La saluto cordialmente

 
( Alberto Acquaro )
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