Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


Il  problema  dei  problemi

Firenze, 12 maggio 2007



     Da moltissimi anni seguo  “Prima pagina”  di Radio 3  e  mi è capitato molto spesso di udire proteste di cittadini sui costi assurdi della Politica in Italia.   Puntualmente,  tutti i giornalisti,  di qualsiasi tendenza,  danno risposte di questo tenore:   “Sì, è vero, i compensi ai politici sono esagerati,  ma il problema non è di primaria importanza,  in quanto esso non incide sensibilmente sui conti pubblici”.
Sono veramente stanco di tali risposte,  rivelatrici di una incredibile superficialità di valutazione dei fenomeni politici e sociali,  da parte di  “professionisti”  della comunicazione.

     A parte il fatto che tale malcostume dal livello nazionale si è naturalmente propagato sino al livello locale,  causando un notevole aggravio economico diretto e,  in maniera indiretta,  un appesantimento della burocrazia,  con ben più grave danno all’economia,  a parte questo fatto,  tale problema costituisce la causa prima dei guai attuali della Politica in Italia.   Tento di spiegarmi.

     Innanzitutto,  tale situazione ha l’effetto del miele sulle mosche,  abbassando drasticamente il livello qualitativo della classe politica,  che dovrebbe essere motivata unicamente dalla  passione  per una così nobile e gravosa attività.

     Altri gravi effetti negativi sono da ricercarsi nel rapporto politici-elettori,  con opportune distinzioni.
Nella attuale  “destra”  italiana,  purtroppo mossa da una grottesca interpretazione della Politica,  nella quale prevalgono,  come motivi unificanti,  una diffusa avversione alla legalità e la pretesa di considerare l’evasione fiscale quasi come un diritto del cittadino,  in questa  “destra”  il problema in questione non è vissuto come tale,  anzi,  è vissuto come aspetto  coerente  con questa strana e drammatica concezione della Politica.   In altri termini,  il problema non turba il rapporto tra i politici e gli elettori di questa  “destra”.
Tutt’altro discorso va fatto,  al contrario,  per la Sinistra italiana.   I suoi elettori,  o aspiranti tali,  non hanno nulla  da guadagnare da un clima di illegalità e  non sono,  per necessità  e/o  per scelta  (si spera),  “aspiranti evasori fiscali”.   È facile comprendere,  quindi,  come essi colgano come prova di incoerenza  e di  tradimento,  la mancata azione decisa e concorde dei politici di Sinistra contro il malcostume evidente dei costi astrali della politica.   È altrettanto facile arguire che esiste una non trascurabile fascia di potenziali elettori di Sinistra indotta,  per reazione,  all’astensione o al voto per la “destra”,  che trae così un ulteriore,  gratuito vantaggio da tale situazione.

     Spero che si convenga sul giudizio di superficialità espresso all’inizio,  tenendo conto che,  aldilà del discorso di principio e della  pessima immagine del Paese all’estero,  il problema trattato guasta la Politica italiana e ne falsa gli equilibri.

     Osservando,  infine,  che non ha alcun senso  “una onestà al 50%”,  è augurabile che i politici della Sinistra,  approfittando dell’attuale clima di rinnovamento,  vogliano affrontare e risolvere  il problema dei problemi della Politica italiana.   Quale trepido aspirante elettore del Partito Democratico,  ho un incubo,  maturato in questo istante:   a che servirebbe questo auspicato processo se non servisse,  soprattutto,  ad eliminare questo intollerabile scandalo?


Alberto Acquaro


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