Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


Un  fenomeno antropologico  tipicamente italiano

Firenze, 21 luglio 2008

     Nel messaggio del 10 luglio scorso  “Si scusano per aver scritto ciò che pensano”  è capitato di riferirci al prevalere,  nella popolazione italiana,  di un certo “istinto animalesco”,  reso evidente dal voto popolare dell’ultimo decennio.   Ebbene,  il dubbio che tale espressione possa essere ritenuta iperbolica,  una esagerazione generata da uno stato emotivo,  rende opportune  alcune semplici precisazioni.

     Pur trattando argomenti di natura politica,  chi scrive non può svestire i panni di studioso dell’ Evoluzione.   La lunga esperienza in tale settore ci ha chiarito che  confini netti tra le specie sono puramente teorici,  nel senso che la distribuzione dei caratteri genetici non segue tali  nostre  nette distinzioni,  evidentemente necessarie,  ma di comodo.   Capita spesso,  in natura,  che caratteristiche genetiche tipiche di una data specie si ritrovino in individui di altre specie;   questa sorta di  “contaminazione”  è del tutto naturale,  se si mantiene entro limiti  “fisiologici”,  cioè statisticamente normali.

     Il punto sta nella circostanza che dobbiamo constatare che  in Italia tali limiti non risultano “fisiologici”.   Tentiamo di spiegarci.   Il concetto di  “Nazione”  appartiene alla specie umana;   esso nasce quando la storia,  la cultura degli abitanti una certa area geografica fanno prevalere l’interesse di gruppo sugli interessi individuali.   La nascita di tale concetto è uno dei caratteri che distinguono la specie umana dal resto del mondo animale.   Fatta tale considerazione, allora,  il predetto riferimento all’ “istinto animalesco”  deve essere considerato iperbolico,  frutto di uno stato emotivo  oppure  è giustificato da una semplice valutazione razionale?

     Tornando a calarci nella nostra attuale situazione politica,  ci sentiamo di spezzare una lancia in favore di Berlusconi,  il quale è solamente un mezzo,  che ha il  pregio  (merito no, in assenza di consapevolezza)  di essere il rappresentante ideale di una moltitudine che vive in Italia,  ma la cui nazionalità si può desumere solamente dai documenti di identità  e  non da comportamenti consoni a un  umano  attaccamento al proprio Paese.
Abbiamo detto  “pregio”  in quanto un singolo individuo ha consentito di evidenziare e di comprendere questo fenomeno antropologico tipicamente italiano,  un difetto di evoluzione,  che evidentemente ha la sue giustificazioni storiche.   Il primo passo per superare questo nostro problema è,  ovviamente,  averne piena coscienza.

Alberto Acquaro


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