Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


L’ esercizio del potere ha gli effetti di una droga

Firenze, 21 marzo 2007



     Pensando,  come è naturale che sia,  ad una società umana come ad un sistema informativo,  il suo progresso è affidato all’agire dei suoi singoli componenti  e  condizione indispensabile a che l’agire del singolo concorra a tal fine è la sua  libertà,  che deve essere,  quindi,  la massima possibile.   Ovviamente,  perché ciò avvenga per ogni individuo,  tale libertà deve avere un limite:   il rispetto delle libertà di tutti gli altri componenti della società.   È altrettanto evidente che il miglior controllo dl rispetto di tale limite si ha quando tale controllo è  direttamente  esercitato da  tutti i singoli  del gruppo.

     Credo che tale semplice schema,  la cui validità fonda sulle conoscenze acquisite sia in ambito scientifico che in quello storico,  debba servire come costante riferimento per ogni società.   Al centro dello schema è l’individuo,  la cui libertà va garantita da un’organizzazione politica improntata a una democrazia quanto possibile diretta,  in modo da conseguire il massimo progresso della società.
Naturalmente,  le società reali,  in funzione della loro storia,  del loro bagaglio genetico,  delle vicende contingenti correnti,  presentano organizzazioni che si discostano,  più o meno,  dallo schema ideale indicato.   Limitandoci ai nostri tempi,  semplificando e partendo dalle situazioni più lontane dall’ideale, abbiamo  regimi teocratici,  regimi dittatoriali  e  regimi democratici.   Nei primi due il progresso della società risulta  irrimediabilmente bloccato,  mentre nei regimi democratici la società progredisce,  pur in tempi non brevi,  nella misura in cui ci si avvicina allo schema ideale indicato.   Il regime teocratico  risulta di gran lunga il peggiore in quanto,  in genere,  non è gestito da una sola persona,  si protrae facilmente nel corso delle generazioni  e  sfrutta nella maniera più indegna l’anelito naturale degli individui al Trascendente,  facendo scempio di un valore fondante dell’ Evoluzione :   la Laicità.

     Volgendo l’attenzione alla complessa vita dei regimi democratici  e  tentando di individuare la causa prima,  se esiste,  dei suoi inevitabili malesseri,  penso che essa vada ricercata nell’effetto che l’ esercizio del potere  ha sull’individuo.   Sembra che esso,  con il tempo,  corrompa l’uomo,  sino a mutarne la natura e i comportamenti.   Tale convinzione mi è suggerita dall’esperienza di vita,  ma, soprattutto,  dagli innumerevoli esempi storici.   Fra i casi più eclatanti,  senza dubbio,  è quello di Maximilien Robespierre.  Figlio della Rivoluzione e talmente ispirato dai suoi ideali da volere fermamente l’abolizione della pena di morte,  a seguito di un paio di anni di esercizio pressoché incontrastato del potere,  divenne uno dei personaggi più sanguinari che la storia ricordi.   A parte casi eccezionali di uomini che seppero resistere a tale canto delle sirene,  sembra proprio che  l’esercizio del potere abbia l’effetto di una droga,  che procura una dipendenza quasi immediata.

     Guardando ora allo stato veramente critico della giovane democrazia italiana   (vedi “Non era necessaria la sfera di cristallo”  del 16.2.2007),  abbiamo una evidente conferma degli effetti nefasti del prolungato esercizio del potere.   I partiti politici della Sinistra ai quali,  dopo la caduta del muro di Berlino,  per i loro valori di riferimento,  era affidato il compito di guidare il progresso della società, hanno subito una continua degradazione proprio a causa degli effetti nefasti dell’esercizio prolungato del potere,  il che ha non solamente provocato un drammatico rallentamento del progresso,  ma anche favorito il nascere di una Destra innaturale,  colorita,  che offre un  quadro caricaturale della Politica,  una riuscita alleanza di persone che mirano a trarre profitto da un clima di illegalità diffusa  e di persone sempre pronte a sacrificare la sovranità dello Stato italiano agli interessi di altri Stati.

     L’ Evoluzione globale indotta dalla Rivoluzione del Pensiero in atto (vedi "COMMEDIA 2000"),  della quale si è detto tanto,  ma non abbastanza,  mette in maggiore evidenza l’attuale situazione paradossale della politica italiana.   Forse,  però,  è proprio tale Rivoluzione a indurre una opportunità unica per uscire da tale stato di malessere e,  non a caso,  la propone nell’area della Sinistra:   il progetto di costituzione del Partito Democratico.
Mai come in questo caso,  vanno tenuti presenti lo schema indicato all’inizio di questo scritto  e  le considerazioni seguenti.   Credo che tale attenzione debba condurre a queste novità irrinunciabili :   l’impegno politico non deve essere concepito come una professione ;    l’ obbligatorietà  di ricambio  frequente  dell’intero quadro dirigente ;    il ricorso ad opportune  Primarie  per la sua definizione.   In questa operazione,  sarebbe inutile,  anzi controproducente,  ostinarsi ad inglobare il massimo numero degli attuali schieramenti politici.   Il nuovo Partito,  se rigorosamente fondato sui principi indicati,  risponderebbe  comunque  alle forti aspettative della grande maggioranza degli Italiani.

     L’auspicabile successo del Partito Democratico avrebbe un benefico effetto di trascinamento su tutta la politica italiana  e  indurrebbe l’inizio di un processo di nascita e di affermazione di una  nuova Destra,  che sostenga una sana aspirazione alla  meritocrazia,  valore non tipico della Sinistra,  ma anch’esso necessario ad un armonico progresso della società.


Alberto Acquaro


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