Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


Il Partito Democratico come lo sogniamo

Firenze, 4 novembre 2007



     Il 14 ottobre,  dopo aver assolto l’auspicato dovere,  obbedendo al mio istinto di ricercatore,  ho fatto il giro di diversi luoghi adibiti alla consultazione,  osservando con molta attenzione le persone in fila,  i loro volti,  il grado di soddisfazione  e  tentando di interpretare i loro desideri.   Ho ascoltato anche diversi discorsi e ho visto alcune persone con in mano banconote da cinque, dieci o venti Euro. Tutte scene che ricorderò sempre con commozione.   Perché commozione?   So che questo tipo di sentimento mi prende ogni volta che ho la fortuna di vedere qualcosa di bello;   in questo caso erano “belle” quelle persone con in mano le banconote;   ho visto in loro quel desiderio di donarsi tipico delle persone innamorate.   Un ricco che dona una banconota può anche irritare;   una persona che dona una delle sue poche banconote commuove.     Ora bando ai sentimenti e affidiamoci alla ragione.

     Dopo una  lunga riflessione  sulla cronaca degli ultimi mesi,  nel contesto delle fasi correnti dell’evoluzione,  di cui mi occupo come studioso,  ho maturato una netta convinzione circa il neonato Partito Democratico.
Quelle persone “innamorate” saranno l’anima vera del PD  e  vanno trattate con molta precauzione.   Esse,  con quel gesto,  hanno espresso il loro desiderio di  possesso,  quella sana esigenza di possesso,  potenziale fonte di gelosia.   Ebbene,  l’unione va salvaguardata;   essa durerà e darà frutti insperati  solamente se non sorgeranno motivi di gelosia.   Il primo pensiero nell’opera di costituzione del PD deve essere questo.

     La traduzione in pratica di questa  esigenza vitale  non offre una gamma di possibili scelte,  ma propone,  nella sostanza,  un’unica strada:   i cittadini che lo sosterranno saranno gli unici detentori del potere nel PD.   E questo non a parole.   Alla base di questa impostazione è da definire la figura e il ruolo del suo sostenitore generico,  in sostituzione della figura tradizionale dell’ iscritto,  che tutti concordiamo appartenere al secolo scorso.
Credo che il termine appropriato al nuovo ruolo sia quello di  promotore.   Tale termine mette bene in rilievo come la generica persona non aderisce a qualcosa di  già esistente e statico   (come, ad esempio, una ideologia),   ma dà vita ogni volta a qualcosa di  nuovo e pronto ad adeguarsi   (nei limiti imposti dal rispetto di alcuni valori)   al volere dei propri promotori.

     Allo scopo di dare concretezza a quanto sinora detto,  ecco  una proposta.
Il generico promotore del PD,  in occasione di ogni consultazione popolare   (per la definizione dei quadri dirigenti  a tutti i livelli  e  per ogni novità di rilievo)   dovrebbe contribuire alla vita del Partito con il  versamento di una somma compresa tra  1  e  150  Euro.   Le liste relative ai contributi siano accessibili a ognuno,  su esplicita richiesta,  ma non pubblicate,  allo scopo di evitare che qualcuno,  anche se a torto,  possa sentirsi mortificato.   I limiti delle contribuzioni sono entrambi importanti ;   quello inferiore sta a garantire che nessuno sia escluso,   quello superiore evita che alcuni assumano una apprezzabile preminenza sugli altri.

     A parte il finanziamento pubblico,  che mi piacerebbe venisse ridotto,  i contributi dovrebbero essere accettati  solamente  da promotori  singoli  privati cittadini,   vietando esplicitamente altri tipi di contribuzione;   questo ad evitare apporti condizionanti di qualsiasi gruppo,  che richiederebbe poi contropartite particolari,  sicuramente in contrasto con le aspirazioni espresse dai promotori.

     Solamente una simile rigorosa impostazione,  resa efficace da una sufficiente frequenza di consultazioni popolari,  costituirebbe la giusta risposta alle novità imposte dall’evoluzione  e  garantirebbe un progressivo allargamento della base dei promotori del PD.   Infine, sarà importante agevolare e organizzare i contributi in termini di lavoro volontario   (il sottoscritto sarà lieto di impegnare le sue residue forze).
Sarei pronto a scommettere su risultati davvero sorprendenti per il Partito Democratico e per l’Italia.

Alberto Acquaro


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