Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


Come abbiamo “segnato” milioni di nostri bambini

Firenze, 20 novembre 2006



     Devo confessare che rimango esterrefatto dalla assoluta e diffusa incapacità di interpretazione dei fenomeni sociali nel nostro Paese.   Gli accademici e quanti sono ritenuti persone qualificate a comprendere i fenomeni di massa fanno a gara nell’escogitare le più sofisticate ipotesi per spiegare i motivi dei tanti,  troppi fenomeni raccapriccianti che vedono come protagonisti i nostri attuali adolescenti.   Mi sembrano uomini bendati,  che annaspano,  alla ricerca di qualcosa che sta a un passo da loro.

     Sono convinto che alla base di tale incapacità di giudizio,  essenzialmente,  ci siano  una diffusa carenza di “tensione civile”,  cioè di attenzione alle conseguenze sociali delle nostre azioni,  e  una netta sottovalutazione delle capacità di ricezione e di giudizio dell’infanzia.   A tal proposito,  rammento un episodio vissuto qualche anno fa che mi lasciò alquanto turbato ;   tralasciando i particolari poco importanti,  una bambina di appena tre anni mostrò un comportamento che presupponeva conoscenze e un tipo di malizia che mi sarei aspettato solamente da una donna adulta. Questo episodio mi ha indotto a riflettere,  ad osservare con maggiore attenzione il comportamento dei bambini  e  a concludere che  le nostre conoscenze sui meccanismi di apprendimento dell’infanzia sono assolutamente inadeguate.

     Fatta questa necessaria premessa,  viene spontanea una semplicissima domanda.   È mai possibile che i fatti vissuti negli ultimi cinque anni  non abbiano lasciato alcuna traccia nell’evoluzione della nostra società ?
Gli attuali adolescenti,  bambini durante gli scorsi cinque anni,  sono stati continuamente esposti,  soprattutto ad opera del mezzo televisivo,  ad una serie ininterrotta di messaggi del tutto particolari.   Contrariamente a quanto accadeva durante la “prima repubblica”,  quando la corruzione e le illegalità non sono mancate,  ma erano naturalmente riconosciute come azioni da condannare,  negli ultimi cinque anni è accaduto qualcosa di nuovo ;   il discrimine tra lecito e illecito,  tra legalità e illegalità,  è stato strumentalmente sfumato,  le istituzioni sono state poste in discussione al solo scopo di acquisire potere ed assicurare vantaggi illeciti a singole persone.   In altre parole,  abbiamo assistito al  trionfo dell’astuzia,  il cancro della nostra società.

     I bambini di allora,  gli attuali adolescenti,  naturalmente non sensibili a quanto si diceva loro,  ma solamente agli esempi di vita degli adulti,  che venivano giudicati giusti o errati sulla base del naturale schema  “premio-castigo”  a loro noto,  hanno  “appreso”  che i comportamenti premiati e quindi da imitare erano quelli tipici dei furbi,  cioè di coloro che,  mediante l’inganno ed eludendo la Giustizia, mirano alla sopraffazione dei più deboli.
Questo hanno imparato attraverso i loro meccanismi semplici,  ma efficaci,  verificando quanto appreso sulla base delle presenze sullo schermo televisivo,  indice indiscusso di successo.   Questo hanno imparato ed oggi,  adolescenti,  sono ansiosi di  “vivere”  in conseguenza,  sicuri di essere nel giusto e pronti a riscuotere il meritato successo,  pubblicizzando i loro comportamenti tramite Internet.

     Il danno peggiore di questi nostri comportamenti non è nel declino della economia e del nostro prestigio nel mondo,  fatti ai quali,  con tanta fatica,  si può porre rimedio ;   il danno peggiore sta nel dramma di aver rovinato in maniera irreversibile,  praticamente,  parte di una generazione ;   in maniera irreversibile,  in quanto  i guasti occorsi nell’infanzia segnano le vittime per l’intero corso della loro vita. Questo è il vero motivo per il quale io  nutro un profondo rancore  nei confronti,  non solamente delle persone astute protagoniste della politica degli anni scorsi,  ma anche di tutte quelle persone che,  direttamente o indirettamente,  anche inconsapevolmente,  hanno consentito che il destino del nostro Paese fosse consegnato nelle mani di persone astute.

Alberto Acquaro


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