Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


Accompagnare l’ Evoluzione e non subirla

Firenze, 21 marzo 2006



     Occorre partire da un fatto certo :   l’ Evoluzione va avanti con le sue regole  e raggiunge i suoi obiettivi a prescindere dai nostri desideri e dai nostri comportamenti.   Oggi viviamo una stagione eccezionale,  nella quale i tempi dell’Evoluzione stanno subendo una brusca contrazione,  in quanto   è in atto una  Rivoluzione del Pensiero (vedi "COMMEDIA 2000"),  un evento epocale per l’umanità.
Come è accaduto in altri mutamenti epocali del passato,  anche questa volta l’ Europa  e,  in particolare,  l’ Italia  saranno protagoniste.

     L’esperienza di studio dei processi evolutivi avvalora il  paradosso  per cui sarà proprio l’ Italia,  ridotta nelle attuali,  insopportabili e miserevoli condizioni,  a cogliere per prima i segnali della Rivoluzione del Pensiero  e  a guidare l’evoluzione futura.   Accade sempre così :   i grandi mutamenti sono puntualmente preceduti da fasi parossistiche di crisi.

     Quanto detto non porta,  però,  a suggerire un atteggiamento passivo di fronte alla ineluttabilità dell’ Evoluzione.   Non siamo in grado di influire sulle sue finalità,  ma lo possiamo,  in certa misura,  sulle modalità del processo.     In termini semplici,  ogni cittadino consapevole è  personalmente responsabile nell’ impresa di tentare di limitare gli effetti negativi iniziali di questo sconvolgimento.
La passività degraderebbe la nostra dignità di uomini.

     Per quanto mi riguarda,  confesso di essere alquanto angosciato dall’idea di essermi mosso in ritardo e con non sufficiente determinazione.   All’inizio degli anni novanta ero già consapevole di quanto stava accadendo ed ho colpevolmente atteso il 1998  (vedi lettera a D’Alema)  per farmi sentire.   La mia naturale riservatezza non mi giustifica,  in quanto nelle questioni politiche essa è fuori luogo.

     Il quadro attuale del nostro Paese è un chiaro esempio di ciò che accade quando subiamo passivamente l’ Evoluzione.   Essa impone un salto di qualità al tasso di  democrazia  delle nostre società ;     le masse avvertono tale esigenza e  vogliono effettivamente decidere  della loro vita.
Se la parte più consapevole della società non si attiva  per rispondere a questa necessità,  si lascia spazio alle persone più astute,  che si propongono per soddisfare questa richiesta,  pescando a piene mani nella massa delle persone sprovvedute  e/o  degli aspiranti furbi.   Si lascia spazio agli imbroglioni che sanno di esserlo e agli imbroglioni che sono convinti di essere persone perbene.   Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

     Mi spiace di risultare ripetitivo,  ma ciò dipende dalla prevedibile indisponibilità delle attuali dirigenze dei Partiti politici a cedere  effettivi  poteri decisionali ai loro legittimi titolari.   Esiste un solo modo per sciogliere i nodi della politica italiana,  compreso quello relativo alle donne nella politica,  ed evitare esiti drammatici del processo evolutivo :
il ricorso a Primarie per l’elezione delle dirigenze dei Partiti.

     Contrariamente a quanto accade nel caso nostro di una  Costituzione  ben scritta,  che può durare,  nella sua parte fondamentale,  anche per secoli,  gli  Statuti dei Partiti politici  possono e devono essere adeguati ai tempi,  alle esigenze correnti  e  al nuovo grado di maturazione della coscienza civile della popolazione.   Mi meraviglierei molto se,  dopo sessant’anni  e  proprio in una fase di profondi mutamenti della società,  il modo d’essere dei Partiti non desse prova di risultare superato.     In Italia,  segnali in tal senso ci sono da tempo e appaiono sempre più  inquietanti.
La soluzione prima indicata   ( Primarie )   appare come l’unica possibile,  semplice  e  naturale ;   soluzione che,  comunque,  l’Evoluzione imporrà in tempi molto brevi.
Vogliamo,  forse,  che gruppi di uomini,  organizzati per spartirsi il potere sino alla loro consunzione,  ci portino a vivere tempi drammatici,  con drastici interventi della Magistratura  o,  peggio,  con il riaccendersi di una nuova stagione di  terrorismo politico ?
Queste preoccupazioni sono quelle di una persona moderata,  mite,   ma abituata,  per deformazione professionale,  alla razionalità.

Alberto Acquaro


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