| Firenze, 2 marzo 2006 |
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Prescindendo dai soliti discorsi che si fanno sui diritti della donna, vorrei fare qualche considerazione su
alcune urgenti e cruciali esigenze del nostro vivere sociale, esigenze riguardanti tutti noi,
donne e uomini ; concluderò, quindi, con una proposta semplice e concreta.
Il processo evolutivo in atto sta mettendo in evidenza la virulenza di alcune disfunzioni, che la Natura stessa
penserà a sanare. Ciò non significa, però, che possiamo assistere passivamente a questa evoluzione.
Il comportamento della parte migliore della società, la più responsabile, potrà e dovrà fare sì che tali mutamenti avvengano nella
maniera meno traumatica possibile.
Sono convinto che sia le cause che le soluzioni della più importante fra le attuali disfunzioni debbano essere
ricercate nel ruolo della donna nella nostra società e, in particolare,
nella politica.
Le dirigenze dei partiti politici , al di là degli scontati discorsi improntati all’ipocrisia, pensano
principalmente a costituire loro centri di potere, che si aggiungono ai tanti poteri forti che opprimono
la popolazione indifesa. È proprio qui il nodo del problema : la Politica,
che dovrebbe stabilire le regole a garanzia dei cittadini e controllarne l’applicazione, è affidata all’azione di gruppi
di uomini astuti che, nei casi migliori, sono mossi da desiderio di potere
e, nei casi più volgari, mirano ad arricchirsi sempre di più, creando alleanze con pochi, al fine di derubare la grande
massa dei cittadini.
Per l’impegno della parte migliore della società nel favorire l’ineluttabile rinnovamento, penso che esista
un sicuro punto di riferimento : la nostra Costituzione, che dovrà innanzitutto
essere salvaguardata dal recente, barbaro tentativo di suo stravolgimento.
È proprio la nostra Carta costituzionale a fornirci lo spunto ; leggiamo all’ Art. 3. : " . . .
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza
dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione
politica, economica e sociale del Paese". La Carta recita : "effettiva
partecipazione" e non "teorica eguaglianza di possibilità di partecipazione", come
accade nel caso della partecipazione delle donne in ogni settore nella politica e, soprattutto, ai suoi livelli più alti.
Il fatto che tale preciso obbligo di giustizia sociale non sia stato assolto in oltre mezzo secolo di vita della Repubblica dimostra
che le strutture politiche attuali non sono in grado di risolvere il problema e non lo saranno
mai, a meno di drastiche soluzioni indotte dalla popolazione.
A parte la pur rilevante questione di giustizia sociale, esiste un altro importante motivo che
rende necessaria e urgente la soluzione del problema.
Dal punto di vista antropologico, le attuali differenze tra i sessi, indotte dai rispettivi ruoli ricoperti nel corso della storia, rendono
la partecipazione della donna indispensabile per rispondere alle necessità attuali della politica.
Tali differenze, essenzialmente, sono andate maturando nell’ambito del nucleo sociale nel quale i due sessi hanno
convissuto, la famiglia.
L’ uomo, tradizionalmente impegnato a gestire i rapporti della famiglia stessa con l’ esterno, ha sviluppato in
prevalenza le necessarie doti di aggressività e
di astuzia, doti che possono risultare improprie nella gestione della cosa pubblica.
La donna, tradizionalmente impegnata nel gestire i rapporti all’ interno della famiglia, ha acquisito, a livello
genetico, capacità maggiormente volte alla tolleranza, alla
mediazione e alla buona amministrazione
delle risorse, doti ancora più necessarie nella gestione della cosa pubblica.
La situazione attuale vede le dirigenze di tutti i partiti politici italiani nelle mani di uomini che esprimono al massimo
grado quelle caratteristiche prevalenti del sesso maschile. Essi non saranno mai disposti a cedere
volontariamente parte del loro attuale potere.
L’unica strada possibile è quella di concepire un forte moto della società civile, promosso dalla
parte interessata, cioè dalle donne (che, fra l’altro, costituiscono la maggioranza), e appoggiato
dai tanti cittadini di ambedue i sessi che hanno sufficiente senso dello Stato.
L’obiettivo deve essere non l’offerta offensiva di "quote rosa", quale benevola
concessione dell’attuale potere, ma una pretesa ferma, semplice e realmente aderente
allo spirito democratico della nostra Costituzione : l’impegno a fare precedere i Congressi
dei Partiti da opportune Primarie.
Tale pressante richiesta deve essere rivolta a tutti i Partiti, che non potranno sottrarsi
alla volontà dei legittimi titolari del potere decisionale.
Nella speranza che si possa presto creare una organizzazione ad hoc, potremmo iniziare con il raccogliere
il massimo numero di adesioni personali a questa iniziativa popolare. Per
il momento, esse potranno essere espresse mediante una e-mail, inviabile da qui, con
oggetto "Primarie" e un testo a piacere,
al limite un semplice "Sì",
all’indirizzo acquaro@dante2000.it .
Cordialmente,
Alberto Acquaro
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