Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


È una Democrazia? No, è una democrazia virtuale

Firenze, 12 maggio 2006



     Qualunque ipotesi di soluzione dei numerosi problemi del nostro Paese dovrebbe partire da una corretta valutazione del suo stato attuale.   A mio avviso,  una fredda analisi d’insieme delle ultime vicende politiche italiane porta alla seguente conclusione :   il nostro vivere civile,  a livello nazionale,  nella sostanza,  risulta svuotato di ogni effettivo spirito democratico,  pur conservando,  nella forma,     i rituali della Democrazia.     In altri termini,  la nostra è una democrazia virtuale.
Ancora diversamente,  i cittadini italiani non sono nella condizione di decidere sulle sorti del Paese in accettabili condizioni di consapevolezza e di libertà.

     Avremo una Democrazia reale,  allorquando il generico cittadino sarà posto nella condizione di decidere consapevolmente e liberamente,  condizione che necessita di due presupposti essenziali :   una  corretta informazione  e  una  effettiva possibilità di scelta delle persone che lo rappresentino.   Ebbene,  oggi entrambi questi presupposti mancano nel nostro vivere civile.

     Un simile stato della politica italiana sembrerebbe indurre ad uno sconforto senza speranza,  ma ciò non è,  per almeno tre motivi :   a.  perché il popolo italiano mostra un grado di maturità tale da non meritare questo quadro grottesco ;   b.  perché i "cloni di disfunzione" sono facilmente individuabili,  con nomi e cognomi di  un paio di persone astute per vocazione   (vedi  "L'astuzia,  il cancro della società"  del 15.12.2005) ;   c.  perché anche le soluzioni relative sono individuabili e,  inoltre,  sono alla nostra portata.

     a.  Chiari segni della accresciuta maturità del nostro popolo si sono avuti in diverse e ripetute occasioni,  sino alle Primarie dell’Unione e alle ultime Politiche.   Pur nella complessità degli eventi, risulta ricorrente e chiaro un dato :   i cittadini vogliono scegliere le persone di governo e non delegare tale scelta ai Partiti  o,  meglio,  ai Partiti politici come sono oggi concepiti.
Il fatto che prevalga su tutto tale esigenza è dimostrato dal successo di Berlusconi,  anche se falsato  (vedi  "L’ Italia è quella espressa dai sondaggi") ,   dal successo dell’ Unione  e  dall’ insuccesso del partito dei DS,  relegato ad un mortificante 17%,  pur potendo aspirare ad essere il maggiore partito italiano   (vedi messaggio  "Una idea per vincere le elezioni"  del 22.1.06 e seguenti).

     b.  I due  "cloni di disfunzione"  sono impersonati da  Silvio Berlusconi  e  da  Massimo D’Alema.   La mia evidente antipatia per queste due persone è causata unicamente dalla loro vocazione alla strumentalizzazione della politica a fini personali ;   al netto di questo motivo,  devo dire che non provo per loro alcun tipo di sentimento o di interesse.
I due presentano molti tratti comuni,  di natura e di comportamento.   Provo ad elencare solamente i più significativi di questi.
- Sono astuti per vocazione  (il primo più del secondo).
- Sono ambedue persone di livello culturale non adeguato per incarichi pubblici di un certo impegno.
- Concorrono entrambi a rendere virtuale la nostra democrazia :   il primo inquinando il processo di informazione di massa  e  il secondo bloccando ogni possibilità decisionale dei cittadini,  mediante un uso spregiudicato della burocrazia di partito.
- Entrambi,  al di là delle dichiarazioni,  dimostrano con i loro comportamenti di non ispirarsi ad alcuna ideologia politica   (le loro collocazioni a "destra" e a "sinistra" sono puramente strumentali).
- Entrambi in ogni occasione hanno ampiamente dimostrato di "non conoscere il senso dello Stato".
- Certamente non a caso,  nei momenti critici della nostra vita politica,  si sono ripetutamente "cercati".     In ogni caso,  più di tanti discorsi,  sono stati significativi gli sguardi gioiosi di Giuliano Ferrara e di Vittorio Feltri nel parlare della probabile elezione di D’Alema alla Presidenza della Repubblica e la loro evidente delusione seguente.

     c.  Come si diceva,  la situazione è grave,  ma non disperata,  in quanto basterebbero tre provvedimenti urgenti,  tutti alla nostra portata,  per avviare a soluzione il problema :

1.  Una normale  legge sul conflitto d’interessi  per l’aspirante uomo politico,  a tutti i livelli.
2.  Un provvedimento che garantisca l’effettiva  segretezza del voto   (vedi  "L’Italia è quella espressa dai sondaggi"  del 12.4.06).   Dovrebbe essere tecnicamente possibile la rilevazione dell’eventuale funzionamento di un cellulare in una cabina elettorale.
3.  La considerazione,  negli Statuti dei Partiti politici,  di opportune  Primarie per la definizione dei loro quadri dirigenti.   L’occasione propizia potrebbe essere quella della costituzione del nuovo Partito Democratico.   L’adozione di tale norma da parte di un solo Partito costringerebbe tutti gli altri a seguirne l’esempio,  in quanto essa incontrerebbe sicuramente il grande favore degli Elettori.

     Spero che il popolo italiano sappia reagire a questo stato di  "democrazia virtuale",  che,  se non contrastato,  rappresenta il  primo passo verso un governo autoritario,  sicura fonte di sciagure per la Nazione.

Alberto Acquaro


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