Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


La pubblicità  e  gli  "aspiranti furbi"  italiani

Firenze, 16 settembre 2006



     Penso che tutti  “sentiamo a pelle”  che la  pubblicità  presenta diversi aspetti problematici nello sviluppo delle società moderne.   Spesso mi è capitato di riflettere sull’argomento e sulle  sue implicazioni del tutto particolari nell’ambiente italiano.   Tentiamo qualche chiarimento in maniera quasi telegrafica.

     Occorre forse partire da una considerazione su alcune tipologie individuabili nelle società umane,  ricorrendo ad una estrema schematizzazione,  necessaria per chiarire il nostro pensiero.   Ipotizziamo l’esistenza di  quattro tipi di persone,  in relazione al loro grado di consapevolezza :

a.  il  creativo-intelligente,  il quale ha chiaro il proprio ruolo nel mondo che vive  e intuisce,  in certa misura,  il proprio rapporto con il mondo che lo trascende ;
b.  l’  intelligente,  il quale ha solamente la prima delle due caratteristiche precedenti ;
c.  il  furbo,  il quale “vede” del mondo che lo circonda solamente un aspetto,  la  competizione  tra esseri viventi,  ed ha buone capacità per vincere le sfide,  che egli stesso propone ;
d.  l’  aspirante furbo,  il quale ha le stesse caratteristiche precedenti,  ma non ha le capacità per vincere le sfide proposte.   Egli è un perdente e costituisce la  naturale preda dei furbi.

     La schematizzazione,  utile alla comprensione,  ovviamente non trova riscontro puntuale nella realtà,  che propone una massa di individui con una distribuzione continua delle caratteristiche predette.   In altri termini,  nella realtà i quattro tipi non esistono ;   esistono individui che presentano le quattro caratteristiche in misure diverse.
È anche da dire che,  sempre relativamente all’aspetto del grado di consapevolezza,  in natura  non  esiste un confine netto tra differenti tipi di esseri viventi ;   ad esempio,  il confine tra la classe  d.  degli  esseri umani  e la classe degli  animali più consapevoli  è alquanto labile.

     Convergendo l’attenzione sulla  distribuzione relativa agli esseri umani,  essa è tipicamente casuale,  vale a dire che la sua curva è di tipo gaussiano,  la classica campana  (di essa si tratta in “XYZ”).   A questo punto è da chiedersi quale sia la  peculiarità antropologica della società italiana .   La storia del “bel paese” è costellata di una  sequenza continua di occasioni di contaminazione ;   dalla colonizzazione greca delle sue coste,  alla forza centripeta dell’Impero romano,  sino alle seguenti invasioni barbariche di ogni tipo  e  alla significativa influenza del mondo arabo.   I continui mescolamenti di sangue hanno lasciato segni profondi nel DNA del popolo italiano.   La sua  “curva delle consapevolezze”  a campana si è “appiattita”,  mostrando una abnorme variabilità.
Tornando ora a considerare i  quattro tipi  ipotizzati all’inizio,  il risultato è che,  nel caso italiano,  le classi estreme,  la  a.  e la  d.  (solitamente minoritarie)  sono  molto consistenti.   Abbiamo un basso tasso di “normalità”,  un anomalo numero di individui della classe  a.  (la storia delle arti e delle scienze lo testimoniano)  e,  purtroppo,  anche un anomalo numero di individui “indifesi”  (di aspiranti furbi)  in balia dei famelici  furbi  (c.) .

     Per questo motivo accadono in Italia tanti fatti difficilmente comprensibili all’estero.   Solamente pochi esempi :   l’aver affidato i destini del nostro Paese a Berlusconi,  non solamente con il voto dei furbi,  che mirano apertamente e senza vergogna a un clima di illegalità,  ma anche con un forte consenso popolare da parte degli  aspiranti furbi,  le solite vittime inconsapevoli ;   l’enorme numero di persone   (sembra, almeno 6 milioni)   che richiedono le prestazioni di maghi,  cartomanti ed altri furbi del genere ;   il forte gradimento registrato per gli “oroscopi”,  dimostrato dai mezzi di comunicazione,  anche da quelli ritenuti seri,  che cedono alla tentazione di rendere un  “servizio”  tanto richiesto.

     Certamente non sarebbe sensato demonizzare la pubblicità in se stessa,  ma è altrettanto evidente che essa deve essere “corretta;   in altri termini,  è del tutto legittimo che la pubblicità metta in evidenza le qualità del prodotto o del servizio offerto,  ma essa non può essere “ingannevole”,  ossia non può promettere vantaggi che non possono realizzarsi  o,  comunque,  “mentire”.

     Ebbene,  se in ogni società è necessario un serio ed effettivo controllo del rispetto della correttezza della pubblicità,  in Italia,  per i motivi predetti,  la questione assume una importanza cruciale,  tale da condizionare i destini del Paese.


Alberto Acquaro


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