Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


Nel caos generale un solo punto chiaro

Firenze, 18 gennaio 2008



     Tentando di seguire le ultime vicende di cronaca relative alla febbrile attività dell’attuale pontefice della Chiesa di Roma,  i commenti preconfezionati dal mondo politico e le appassionate disamine di ogni giornalista,  si è presi da un senso di panico,  tanta è la confusione che si è riusciti a creare.   Si parla di “diritti dell’uomo”,  si straparla con soave leggerezza di  “laicità”,  mostrando di non aver per niente chiaro il significato di quest’ultimo termine.

     Rimessomi un po’ da quella sgradevole sensazione di smarrimento,  mi sono chiuso nella mia camera da letto,  ho spento la luce  e  ho riflettuto.   A me risulta chiaro solamente un punto :   la gerarchia ecclesiastica romana si ostina,  con l’ultimo pontefice in maniera parossistica,  a non rispettare  un  valore  chiaramente esaltato nei Vangeli,  la  “Laicità.

     Forse è utile sottolineare che il concetto di  “Laicità”  viene espresso,  forse per la prima volta,  nei Vangeli nel suo senso più generale e profondo  e  che la consuetudine ha poi attribuito al termine relativo significati particolari,  non aderenti al suo significato originario,  tanto che nei dizionari di lingua italiana troviamo definizioni di questo tenore:   “Estraneità rispetto alle gerarchie ecclesiastiche o alle confessioni religiose”   (Devoto-Oli).

     La prova che in modo diffuso non risulta ben compreso il significato del termine,  sta nel fatto che,  nei discorsi,  si sente molto spesso parlare di  “laici  e  cattolici”  o,  addirittura,  di  “laici  e  credenti”,  con voluto riferimento a caratteristiche in contrapposizione.   Questa grottesca logica porterebbe alla conclusione che  Gesù Cristo non era credente.

     Volendo attenerci al senso originario del termine  “Laicità”,  essenzialmente,  un comportamento è da ritenersi laico se e solamente se è pertinente al ruolo ricoperto.   Detto questo,  in una società,  tutti  (ognuno nel proprio ruolo)  devono comportarsi laicamente.     Un paio di esempi :
a.   un pontefice,  sia come capo della Chiesa cattolica  che come capo dello stato Città del Vaticano,  non deve,  nel proprio ruolo,  occuparsi delle questioni interne all’organizzazione di un altro Stato;   e questo vale per qualunque esponente della gerarchia ;
b.   un politico di uno Stato  (di qualunque livello)  non deve,  nel proprio ruolo,  occuparsi delle questioni interne all’organizzazione di un altro Stato o di una Chiesa.
In Italia,  è buffo e drammatico il fatto che il punto  b.  non è in discussione,  mentre il punto  a.  non solamente è in discussione,  ma  la sua mancata osservanza penalizza pesantemente la crescita del nostro Stato.

     Come studioso dell’Evoluzione e come credente mi sento di esprimere un sommesso avvertimento all’attuale gerarchia della Chiesa di Roma :
il tentativo di rinverdire le proprie fortune temporali,  nell’attuale fase dell’evoluzione,  avrà effetti devastanti per la Chiesa cattolica.

Alberto Acquaro


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