Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


Ai Partiti de "L'UNIONE"



Firenze, 25 maggio 2005


"Ahi serva Italia, ..."


           Ahi serva Italia, di dolore ostello,
              nave sanza nocchiere in gran tempesta,
              non donna di province, ma bordello!


      Dante,  ai nostri giorni,  probabilmente si sarebbe espresso alla stessa maniera,  viste le continue, umilianti ferite che la nostra dignità nazionale deve sopportare.

      E' vero che la nostra condizione trova diverse giustificazioni storiche,  alcune già presenti ai tempi di Dante,  ma è vero anche che,  fra mille difficoltà,  molti passi in avanti sono stati fatti.   Un cammino lento e faticoso,  sempre un passo indietro seguito da un passo e mezzo in avanti.

      A proposito del lungo e travagliato processo per la conquista della effettiva sovranità dello Stato Italiano,  ricordo alcuni episodi di segno positivo,  che hanno aiutato a conservare la speranza che alimenta la nostra legittima aspirazione.

         - L'esito del referendum sul Divorzio.
         - L'esito del referendum sull' Aborto.
         - L'episodio di Sigonella,  da ascriversi a merito di Bettino Craxi.

      Per contro,  a dimostrazione di quanta strada dobbiamo ancora fare,  è agevole citare circostanze ed episodi di segno negativo,  che attestano il nostro scarsissimo senso dello Stato.   Purtroppo mi accorgo che,  in questo caso,  sarebbe troppo lunga la lista.   Mi limiterò ai casi che continuamente ingombrano la mia mente.

  • Il fatto che,  dalla nascita della Repubblica Italiana,  siano esistiti ed esistano sempre importanti partiti politici,  che assumono posizioni indicate da Stati stranieri,  a prescindere da quanto ciò convenga allo Stato Italiano.
  • Giulio Andreotti,  tempo fa,  dette vita a un Governo che prevedeva come Ministro dell'Interno Antonio Gava,  nel periodo in cui l'allora Presidente della Repubblica,  Francesco Cossiga,  definiva in TV Gava  "Boss,  figlio di boss".   Andreotti sarà nominato senatore a vita.
  • Francesco Cossiga,  che per cinque anni era stato delegato a garantire il rispetto dello Stato Italiano,  durante una testimonianza resa in un processo,  chiese di poter avere un caffè.   La cosa sembrò non impressionare alcuno.
  • In occasione di un comizio a Venezia,  Umberto Bossi,  ad una signora che aveva esposto ad un balcone la bandiera italiana disse:  "Quella bandiera la vada a mettere nel cesso!".   La cosa non ebbe alcun seguito.
  • L'episodio della funivia del Cermis  e  la morte del povero Nicola Calipari.
  • Il Ministro Umberto Bossi in una intervista televisiva ha candidamente dichiarato di essere divertito da Berlusconi in quanto  "non dice mai la verità".
  • Milioni di Italiani  e  diversi partiti politici  hanno consentito che le sorti del nostro Paese fossero affidate a una persona coinvolta in diversi procedimenti penali in corso.   In un paese civile,  anche il minimo sospetto di inosservanza delle leggi dello Stato da parte di una persona,  renderebbe impensabile l'attribuzione a questa di un qualunque incarico pubblico,  figuriamoci la Presidenza del Consiglio dei Ministri.   Sembra di sognare !!   meglio,  è un incubo !!

          Basta?   Come mai non riesco a non pensare in maniera ossessiva a simili fatti?   Sono malato?   Io non credo.

          A proposito,  siamo ormai vicini al referendum sulla  "Procreazione assistita".   Sarà un passo in avanti o un passo indietro?   Spero tanto che gli Italiani,  accettate con gioia le scuse della Chiesa per il trattamento riservato a Galilei,  non la inducano a perseverare in errori della stessa natura  e l'aiutino a seguire con scrupolo il grande esempio di laicità offerto da Cristo,  che predicò con fervore, sino all'estremo sacrificio,  i suoi principi  e  non disse mai che essi dovessero essere imposti mediante leggi positive.
    Spero che gli Italiani sappiano approfittare di questa opportunità,  se non vorranno perdere il diritto di criticare i fondamentalismi religiosi in altri paesi.

    Augurando a tutti noi tempi sempre migliori,
  •                                                                     Alberto Acquaro                                                                   
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