| Firenze, 2 marzo 2005 |
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Caccia all'errore |
Trent'anni di esercizio della professione, dopo aver studiato tutto ciò che v'era da studiare sulla Progettazione
del software, mi hanno insegnato che, quando in un Sistema si rileva una importante anomalia, è vitale che la sua
evoluzione venga sospesa e che in tempi brevissimi si individui e si rimuova la causa prima
dell'anomalia stessa. Questa regola, basilare quanto ineludibile, vale per la fisiologia di
qualunque sistema complesso in evoluzione.
Assumendo la mentalità del ricercatore e rifuggendo quindi da qualsiasi preconcetto, va riconosciuto che la
politica italiana mostra chiari segni di malessere. Il fatto che si consegnino i destini del Paese nelle
mani di una persona che ha il vissuto di Silvio Berlusconi rappresenta un chiaro sintomo di precarietà della
nostra convivenza. Alla caccia della causa prima di tale stato,
procediamo prima per esclusione.
La causa è in Berlusconi stesso? Certamente no. Un uomo votato ad accumulare quanto più denaro possibile,
se trova spazio, lo rastrella dove può e come può, assolutamente noncurante dei mezzi e delle conseguenze.
Prescindendo, come si fa in ogni ricerca, da considerazioni di ordine morale, dobbiamo ammettere che Berlusconi
non è la causa prima dei nostri mali : egli rappresenta solamente un "effetto collaterale", anche se molto
grave.
La causa è nelle caratteristiche del popolo italiano? Pur sapendo che la sua maggioranza non è ancora dotata
di senso dello Stato, dobbiamo dire che il popolo, sulla base delle sue capacità e delle informazioni a sua
disposizione, ha semplicemente espresso il proprio voto, il che, credendo sinceramente nei principi
della democrazia, porta ad escludere che il popolo stesso sia la causa prima dell'anomalia in questione,
anche se è stato il mezzo che l'ha generata. Forse, semmai, la causa prima
va ricercata nella cattiva informazione fornita al popolo, più o meno consapevolmente, più o meno
tacitamente.
Siamo al dunque. Se tale cattiva informazione è stata fornita, è plausibile
pensare che essa sia giunta dal mondo politico. Credo di sapere in quale occasione tale enorme, gravissimo
errore sia stato commesso. Fu all'inizio del 1997, quando, attraverso la Commissione parlamentare per
le riforme istituzionali (la cosiddetta "bicamerale"), si decise di mettere mano alla riforma della seconda
parte della Costituzione, avendo come principale interlocutore Silvio Berlusconi,
quindi riconoscendo, implicitamente, in lui, nel modo più
formale e solenne, capacità,
autorevolezza morale e senso dello Stato, tutti requisiti necessari per concorrere
all'adempimento di un compito talmente arduo e delicato. Questo fu il messaggio che, inconsapevolmente,
si fece passare.
E, dopo un simile precedente, ci sentiremmo di addossare la pur minima responsabilità ai poveri elettori di
Berlusconi, considerando, fra l'altro, che essi saranno le prime vittime del suo governo?
Io non so dire cosa indusse a quell'errore, se grande presunzione o smania di protagonismo,
scarsa lucidità politica o carenza di senso dello Stato o, cosa più probabile, una
combinazione di tutti questi fattori. In ogni caso, sono certo che quello fu il più grande errore
della Sinistra italiana dai tempi del dopoguerra.
Nonostante il forte trauma di questi ultimi anni, sembra, però, che ancora un po' di entusiasmo
mi sia rimasto. E' viva in me la speranza che la Sinistra italiana trovi in se stessa la capacità e il
coraggio di operare una seria autocritica. Superata tale prova, sono certo che essa potrà
riprendersi e mettere a frutto le enormi potenzialità della sua base.
Questo messaggio sarà registrato, a seguito degli altri, nel sito www.dante2000.it
(Versione italiana, voce "Agli Italiani").
Cordialmente,
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| Alberto Acquaro
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