Scrivania di lavoro di Alberto Acquaro


I  miei  migliori  amici

Firenze, 3 aprile 2007



     L’ amicizia,  nella sua espressione autentica,  credo sia,  nel nostro mondo,  il sentimento che reca le più significative tracce dell’amore cosmico   (". . . l’amor che move il sole e l’altre stelle.").

     Devo dire che nel corso della mia ormai lunga vita ho subito da parte del prossimo una serie di innumerevoli offese e tentativi di umiliazioni,  che non hanno quasi mai turbato la mia  calma ;   anzi,  ricordo di averli accolti con soddisfazione,  non per una sorta di masochismo,  ma per l’intima convinzione che servissero a mantenere in me un buon grado di umiltà,  che mi sarebbe tornata utile nell’attività di ricerca,  la grande passione della mia vita.   Devo,  purtroppo,  anche riconoscere di mostrare vistosamente i miei limiti umani in alcune occasioni,  nelle quali la mia calma olimpica va a farsi benedire.   Accade ogni volta che qualcuno reca offesa a un mio amico.   Questo,  allora,  risulta il miglior criterio per farmi capire quali siano i miei veri amici.

     Ebbene,  posso dire con certezza che i  miei veri amici  sono stati e sono  Cristo  e  Dante .   Sì,  io perdo la calma  e,  a volte,  il lume della ragione quando mi accorgo che qualcuno reca loro offesa.   Chiedo scusa,  ma è più forte di me.

     Pur essendo disponibile materiale per scrivere,  a tal riguardo,  volumi e volumi,  qui sarò telegrafico.   Da dove giungono le offese che mi tolgono la tranquillità?   Dalla  gerarchia della Chiesa romana  e  dal  popolo fiorentino.   Non parlo di individui,  ma di collettivi,  in quanto persone di tali collettivi che non si macchiano di tali volgarità esistono (per fortuna),  ma costituiscono,  purtroppo,  solamente eccezioni. Con rara pervicacia,  questi due collettivi si ostinano da secoli  (da molti, il primo) ad  offendere  i  miei amici,  magari mossi da motivazioni diverse ;   il primo dalla bramosia di beni materiali,  il secondo in risposta ad un livido sentimento di invidia,  come spiega bene un altro sommo fiorentino,  quale il Boccaccio.

     Educato alla fede cristiana,  da giovane,  ebbi la ventura di frequentare per qualche mese gli uffici del Vicariato di Roma,  in occasione della richiesta di annullamento del matrimonio con la mia prima moglie.   Fu una esperienza,  a dir poco,  traumatizzante ;   vidi e udii cose inimmaginabili.   Riavutomi,  iniziai a guardare con attenzione alle vicende della Chiesa.   Rammento di aver letto una pubblicazione,  corredata di una puntuale documentazione,  dalla quale si deduceva un fatto che non avrei mai immaginato:   la Chiesa di Roma risultava essere la seconda potenza finanziaria,  dopo gli Stati Uniti.   Non mi risulta che le notizie di quella pubblicazione siano mai state smentite e presumo che la situazione non sia cambiata da allora.   Ho tentato quindi di ridurre la mia grande ignoranza sulla storia della Chiesa,  dalla “donazione di Costantino”,  che risultò essere un falso,  alle Crociate (XI-XIII sec.),  alla Santa Inquisizione (XII-XVII sec.) ;   ho poi seguito con molto interesse le ultime sue vicende.   Ho vissuto momenti di grande speranza grazie agli atti di Giovanni XXIII,  alle buone intenzioni di Giovanni Paolo I,  frustrate dalla sua prematura e oscura morte.   La speranza si è poi riaccesa con Giovanni Paolo II,  per poi spegnersi bruscamente e amaramente alla sua morte.   Dallo sguardo del suo successore ho avuto subito il presentimento di quali sarebbero stati i suoi comportamenti   (approccio veramente poco scientifico,  ma che non mi ha mai fatto fallire).

     Rileggendo con animo libero e sereno i Vangeli,  si deve constatare che tutti i valori che  Cristo  ha predicato  e  vissuto  sono stati da sempre predicati  ma non vissuti  dalla quasi totalità degli esponenti dell’alta gerarchia ecclesiastica romana :
il rispetto della  verità;   la vocazione alla  povertà;   la disposizione al  perdono;   la  tolleranza;   la pratica della  laicità,  come giustamente la intendeva Cristo ;   etc., etc. .   In breve,  è forse impossibile trovare uno solo dei valori espressi nei Vangeli che non sia stato tenacemente calpestato dai  sedicenti seguaci  di Cristo.   Oggi viviamo una fase parossistica,  nella quale il papa e la Cei entrano a piedi giunti nell’agone politico italiano,  tanto che persino Andreotti (!!!) invita i vescovi a una maggiore “prudenza”.
Alla luce degli ultimi eventi,  mi viene dal profondo:   “Per carità,  dite pure ciò che volete,  purché non pretendiate di dirlo in nome di Cristo!.
Mi rattrista l’idea di perdere la calma in queste occasioni,  ma mi consola il pensiero che forse anche Gesù perse la calma quando scacciò i mercanti dal Tempio.

     L’ultimo pensiero,  questo in assoluta calma,  ai politici che chinano devotamente la testa ai comunicati politici del Vaticano.   Se sono membri del Governo,  rammentino di aver giurato fedeltà alla Costituzione italiana;   se ambiscono a governare,  pensino che essi aspirano a divenire spergiuri.
Una rilettura,  attenta e libera da bassi interessi,  dei Vangeli  e  della Costituzione italiana  farebbe loro comprendere che i due Scritti,  non solamente non sono tra loro in contrasto,  ma concorrono entrambi,  ognuno per la propria parte,  a un superiore Disegno   (i due Soli di Dante).


Alberto Acquaro


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